Dott. Luca Boccia
Psicologo
Con il passare degli anni possono cambiare molte delle condizioni che hanno dato forma alla vita quotidiana: le relazioni, le abitudini, il ruolo all’interno della famiglia, le possibilità di muoversi e di fare ciò che prima sembrava naturale.
Per alcune persone questo passaggio può essere accompagnato da una maggiore fragilità e da una sensazione di solitudine. Amici e persone care possono non esserci più, i familiari possono avere una vita sempre più autonoma e le occasioni per incontrarsi possono diventare meno frequenti. La giornata rischia così di perdere parte del suo significato e può comparire la sensazione di stare più ad aspettare che a vivere.

Quando la quotidianità si restringe
A volte il cambiamento avviene gradualmente. Si esce meno, si incontrano meno persone, si rinuncia ad alcune attività e l’ambiente intorno a sé diventa progressivamente più ristretto.
Può diminuire anche la spinta a conoscere, scoprire e condividere qualcosa con gli altri. Non necessariamente perché siano venuti meno gli interessi, ma perché le occasioni per coltivarli possono essersi ridotte o perché iniziare qualcosa di nuovo può sembrare più difficile.
Quando questa condizione si prolunga, la solitudine può diventare una presenza quotidiana, anche quando intorno alla persona ci sono familiari che le vogliono bene.
La difficoltà di chiedere aiuto
Chi ha trascorso gran parte della propria vita prendendosi cura degli altri, lavorando, sostenendo la famiglia e affrontando le difficoltà può non essere abituato a chiedere aiuto.
Può esserci il timore di disturbare i figli o i nipoti, di essere di peso o di perdere quella stessa autonomia che per tutta la vita ha rappresentato un valore importante.
A volte si può desiderare semplicemente una visita, una telefonata o qualcuno con cui parlare, senza riuscire però a esprimere questa necessità.
Chiedere aiuto non significa necessariamente essere diventati deboli. Può significare riconoscere un bisogno e permettere agli altri di continuare a essere parte della propria vita.
Quando l’isolamento diventa una condizione
Non tutta la solitudine è una scelta. In alcune situazioni può derivare da condizioni concrete: difficoltà negli spostamenti, perdita di persone importanti, cambiamenti familiari o una quotidianità diventata meno stimolante.
Quando le occasioni di relazione e di attività diminuiscono, anche il benessere psicologico può risentirne. La mancanza di stimoli, la ripetitività delle giornate e la sensazione di non avere più un ruolo possono alimentare tristezza, apatia e una progressiva perdita di interesse.
Il sostegno psicologico può offrire uno spazio in cui dare un significato a questi cambiamenti, senza considerarli semplicemente come qualcosa da accettare passivamente.
Un lavoro sulla persona
Il lavoro parte dalla storia della persona, dalle relazioni che hanno avuto e continuano ad avere importanza e dal modo in cui sta vivendo il cambiamento della propria quotidianità.
Può riguardare la solitudine, la difficoltà a chiedere aiuto, la perdita di autonomia, il rapporto con i familiari e la possibilità di ritrovare interessi, desideri e occasioni di relazione.
L’obiettivo non è negare la fragilità né pretendere di tornare a essere come prima, ma aiutare la persona a riconoscere ciò di cui ha bisogno e a trovare, anche all’interno dei limiti presenti, nuovi modi per sentirsi parte della propria vita e delle relazioni che la circondano.
Se pensi che un supporto psicologico possa essere utile per te o per un tuo genitore, contattami