Dott. Luca Boccia
Psicologo
Una diagnosi o un evento cardiovascolare possono cambiare il modo in cui una persona guarda alla propria salute e alla propria vita quotidiana. Possono comparire paura, preoccupazione e incertezza: ci si può chiedere cosa sarà ancora possibile fare, quanto sarà necessario cambiare le proprie abitudini e se la propria vita tornerà a essere quella di prima.
Anche quando le condizioni fisiche sono sotto controllo, il pensiero della malattia può apparire incessante.

Quando la salute del cuore cambia il modo di vivere
Una condizione cardiovascolare, come ad esempio la cardiopatia ischemica, può richiedere cambiamenti nelle abitudini, nell’alimentazione, nell’attività fisica e nel ritmo della propria giornata.
Per alcune persone questi cambiamenti possono essere vissuti come una necessità di prestare maggiore attenzione al proprio corpo. Per altre possono diventare fonte di frustrazione o senso di limitazione.
Può essere difficile capire quanto ci si possa fidare nuovamente del proprio corpo, soprattutto dopo un evento improvviso come l’infarto o dopo un intervento. Sensazioni fisiche che prima sarebbero state ignorate possono diventare motivo di allarme: un battito accelerato, una sensazione al petto, la stanchezza o una variazione della pressione possono portare a chiedersi se ci sia qualcosa che non va.
In alcuni casi può così svilupparsi un’eccessiva attenzione ai sintomi e ai segnali del corpo, accompagnata dal timore che possa accadere nuovamente qualcosa.
Paura, ansia e pensieri dopo una diagnosi
La paura può essere particolarmente intensa nei periodi che precedono o seguono un intervento, durante gli esami o quando si attende il risultato di un controllo.
Anche dopo che la fase più acuta è terminata, può rimanere il timore che la malattia possa tornare o che un nuovo sintomo possa essere il segnale di qualcosa di grave.
Queste preoccupazioni possono alimentare uno stato di allerta continuo e influenzare il modo in cui la persona vive le proprie giornate.
Comprendere questi pensieri e il modo in cui vengono affrontati può aiutare la persona a riconoscere ciò che sta vivendo e a trovare modalità più efficaci per gestire la paura e l’ansia che possono accompagnare l’esperienza della malattia, mantenendo naturalmente il riferimento alle valutazioni e alle indicazioni del medico.
Quando cambia l’immagine che abbiamo di noi stessi
Una condizione cardiovascolare non riguarda soltanto il cuore. Può modificare il modo in cui una persona percepisce sé stessa, ma anche il modo in cui viene guardata dalle persone che le stanno vicino.
I familiari possono diventare più preoccupati e apprensivi, e questo può contribuire a far sentire la persona ancora più fragile o bisognosa di protezione.
Chi prima era abituato a essere molto attivo, a lavorare intensamente, a occuparsi degli altri o a rappresentare un punto di riferimento per la propria famiglia può vivere con difficoltà il momento in cui deve rallentare o accettare alcuni limiti.
A volte la persona può iniziare a sentirsi più fragile e cauta di prima, rinunciando progressivamente ad attività che prima faceva senza pensarci. Può arrivare a percepirsi improvvisamente come più anziana, come se la malattia avesse anticipato una fase della vita che sembrava ancora lontana.
Può comparire la sensazione di non essere più la persona di prima o di dipendere maggiormente dagli altri.
Anche la vita sociale può cambiare. Si può iniziare a rinunciare ad alcune attività, evitare situazioni considerate troppo impegnative o sentirsi meno spontanei nel rapporto con gli altri.
Il lavoro psicologico può aiutare a comprendere questi cambiamenti e a costruire una nuova percezione di sé, senza ridurre la persona alla propria condizione cardiovascolare.
Il rapporto con le cure e con le nuove abitudini
Dopo una diagnosi può essere necessario seguire terapie farmacologiche, controlli medici e nuove indicazioni sullo stile di vita.
Sapere che cosa sarebbe utile fare, però, non significa sempre riuscire a farlo.
Possono intervenire stanchezza, preoccupazione, difficoltà ad accettare i cambiamenti o il desiderio di tornare semplicemente alla vita di prima. Anche dopo un periodo di grande attenzione può diventare difficile mantenere nel tempo le nuove abitudini.
I cambiamenti possono riguardare anche il modo di alimentarsi. In alcuni casi può essere utile un lavoro psico-nutrizionale per comprendere le difficoltà che rendono complesso modificare le proprie abitudini alimentari e costruire cambiamenti che possano essere mantenuti nel tempo.
Un percorso psicologico può inoltre aiutare a comprendere che cosa rende difficile seguire le indicazioni ricevute e a trovare modalità più sostenibili per inserirle nella propria quotidianità, lavorando insieme agli altri professionisti che seguono la persona.
Un lavoro sulla persona
Il lavoro parte dall’esperienza della persona e dal significato che la diagnosi o l’evento cardiovascolare ha assunto nella sua vita.
Può riguardare la paura, l’ansia, il rapporto con il proprio corpo, i cambiamenti nelle abitudini, la relazione con gli altri e il modo in cui la persona sta affrontando una fase diversa del proprio percorso.
L’obiettivo non è eliminare ogni preoccupazione né sostituire le cure mediche, ma aiutare la persona a comprendere ciò che sta vivendo e a trovare un modo più consapevole e sostenibile di affrontare la propria condizione di salute, mantenendo per quanto possibile una vita che continui ad avere significato, relazioni e spazio per ciò che è importante per lei.
Se vuoi trovare un modo diverso di vivere questa fase della tua vita, possiamo parlarne