Vivere il percorso con i farmaci GLP-1

Dott. Luca Boccia
Psicologo – Biologo Nutrizionista


Iniziare un trattamento con farmaci GLP-1 può rappresentare un momento importante nel percorso di gestione del peso, ma può portare con sé anche domande, aspettative e preoccupazioni.

Si può essere contenti dei primi risultati e, allo stesso tempo, chiedersi quanto dureranno. Può esserci la paura di riprendere il peso in futuro, soprattutto pensando a ciò che è già successo dopo le diete precedenti. Oppure può esserci il timore di essere giudicati, come se ricorrere a un farmaco significasse non essere riusciti a farcela con la propria volontà.

Per alcune persone il trattamento con semaglutide, come Wegovy, rappresenta una possibilità che finalmente sembra funzionare. Per altre può essere accompagnato da dubbi, preoccupazione per gli effetti indesiderati o dal timore che, una volta terminato il trattamento, le difficoltà di prima possano tornare.

Quando il peso non è solo una questione di peso

Molte persone arrivano a un trattamento farmacologico dopo anni di diete, tentativi, rinunce e periodi in cui il peso è sceso per poi tornare a salire.

Per alcune persone il cibo può occupare uno spazio molto grande nella mente, con pensieri, desideri e stimoli che tornano continuamente durante la giornata. Questa presenza costante dei pensieri legati al cibo viene talvolta descritta con il termine “food noise”.

Può capitare di conoscere molto bene le regole dell’alimentazione, di sapere cosa sarebbe opportuno fare e di aver già ricevuto numerosi consigli, senza riuscire però a mantenere nel tempo i risultati ottenuti.

In questi casi può essere importante non fermarsi alla domanda “che cosa devo mangiare?”, ma comprendere che cosa ha reso così difficile mantenere i cambiamenti nel passato.

Quali situazioni portavano ad abbandonare la dieta? Cosa succedeva nei momenti di maggiore difficoltà? Quale ruolo avevano stress, emozioni, abitudini, relazioni o il modo di vivere il proprio corpo?

Anche un trattamento con tirzepatide, come Mounjaro, può quindi essere inserito in un percorso più ampio, nel quale lavorare sui fattori che nel tempo hanno contribuito alle difficoltà con il peso, senza trasformare ogni cambiamento in una nuova dieta da seguire.

Il timore di riprendere peso

Una delle preoccupazioni più frequenti riguarda ciò che succederà in futuro.

“E se poi riprendo tutto?”

“Quanto durerà questo risultato?”

“Quando smetterò il farmaco, tornerò come prima?”

Sono domande comprensibili. La possibilità di recuperare peso dopo la sospensione di un trattamento è infatti un tema reale nella gestione dell’obesità e va considerata all’interno di un percorso medico di lungo periodo.

Per questo può essere utile lavorare non soltanto sul peso che si sta perdendo, ma anche su ciò che la persona sta imparando durante questo percorso e sulle modalità con cui affronta il rapporto con il cibo, le emozioni e le situazioni quotidiane.

L’obiettivo non è garantire che il peso non possa mai cambiare, ma aiutare la persona a costruire un rapporto più consapevole e sostenibile con il proprio percorso di cura.

Il giudizio degli altri e il rapporto con il farmaco

Non sempre è facile parlare dell’utilizzo di un farmaco per il controllo del peso.

Può esserci il timore che gli altri pensino che si sia scelta una “scorciatoia”, che non si sia avuta abbastanza volontà o che il risultato ottenuto non sia davvero meritato.

A volte il giudizio più difficile da affrontare è proprio quello che la persona rivolge a se stessa: “Se avessi avuto più volontà, forse non avrei avuto bisogno di questo farmaco”.

Questi pensieri possono accompagnare il trattamento e influenzare il modo in cui la persona vive i risultati che sta ottenendo.

Il problema del peso, inoltre, può essere stato accompagnato per anni da esperienze di giudizio, vergogna o incomprensione. Sentirsi finalmente sostenuti e compresi può quindi diventare una parte importante del percorso.

Un percorso che non si ferma alla bilancia

Il lavoro psico-nutrizionale può affiancare il percorso medico senza sostituirlo.

Si parte dalla storia della persona, dai tentativi già fatti e dal modo in cui il peso e il cibo sono entrati nella sua vita.

Può essere utile comprendere quali fattori hanno contribuito nel tempo alle difficoltà con il peso, quali schemi tendono a ripetersi e cosa rende difficile mantenere i cambiamenti anche quando le intenzioni sono forti.

Il lavoro psicologico può aiutare a modificare quei meccanismi che nel tempo hanno reso difficile il rapporto con il cibo e con il peso, favorendo una maggiore consapevolezza e autonomia nelle scelte e nel modo di affrontare le situazioni quotidiane.

Il percorso può riguardare il rapporto con il cibo, la gestione delle emozioni, le abitudini quotidiane, l’immagine corporea e il modo in cui la persona vive i cambiamenti che il trattamento sta portando nella propria vita.

L’obiettivo non è semplicemente perdere peso, ma fare in modo che il percorso di cura possa diventare un’occasione per costruire cambiamenti che abbiano un significato anche oltre il numero sulla bilancia.

Il trattamento farmacologico viene sempre gestito dal medico. Il lavoro psico-nutrizionale può affiancarlo, aiutando la persona a non vivere il trattamento come l’ennesimo tentativo isolato, ma come parte di un percorso più ampio e sostenibile nel tempo.

Se vuoi vivere questo percorso in modo diverso e affrontarlo con meno timori, possiamo parlarne